Da trent’anni Zenith cammina accanto alle persone che attraversano momenti di fragilità, costruendo percorsi che mettono al centro autonomia, dignità e possibilità.

In questi anni sono cambiati i bisogni, i servizi, i quartieri e le persone che hanno condiviso un tratto di strada con noi. Quello che è rimasto lo stesso è il modo in cui scegliamo di esserci: ascoltare, costruire relazioni e trasformare la cura in opportunità di crescita.

Il trentesimo anniversario è l’occasione per ripercorrere questa storia e guardare al futuro con la stessa convinzione con cui siamo partiti nel 1996.


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In questi anni sono cambiati i bisogni, i servizi, i quartieri e le persone che hanno condiviso un tratto di strada con noi. Quello che è rimasto lo stesso è il modo in cui scegliamo di esserci: ascoltare, costruire relazioni e trasformare la cura in opportunità di crescita.

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In primo piano

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Aree di intervento

Coprogettazione con il DSM - 2026

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Storie di Zenith

Casa Galliari

Il lavoro che da fuori non si vede

Arrivare in un paese nuovo prima dei diciotto anni, senza genitori o altri adulti responsabili al proprio fianco: è la condizione dei minori stranieri non accompagnati accolti a Casa Galliari.

Da fuori vediamo poco del percorso che ragazzi e operatori costruiscono insieme: imparare a fidarsi, dare spazio ai desideri, confrontarsi con le aspettative della famiglia lontana, trovare una strada tra scuola e lavoro. Un impegno quotidiano delicato e complesso, nel quale anche gli educatori sono chiamati a rivedere il proprio sguardo. Entriamo a Casa Galliari per conoscere questa parte dell’accoglienza, che spesso resta fuori dal racconto.

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Il lavoro che da fuori non si vede

Arrivare in un paese nuovo prima dei diciotto anni, senza genitori o altri adulti responsabili al proprio fianco: è la condizione dei minori stranieri non accompagnati accolti a Casa Galliari.

Da fuori vediamo poco del percorso che ragazzi e operatori costruiscono insieme: imparare a fidarsi, dare spazio ai desideri, confrontarsi con le aspettative della famiglia lontana, trovare una strada tra scuola e lavoro. Un impegno quotidiano delicato e complesso, nel quale anche gli educatori sono chiamati a rivedere il proprio sguardo. Entriamo a Casa Galliari per conoscere questa parte dell’accoglienza, che spesso resta fuori dal racconto.

Le parole contano

Le parole che usiamo per raccontare la salute mentale costruiscono lo sguardo con cui la società la interpreta. Associare il disagio psichico alla violenza, usare termini come “raptus”, “folle” o “pazzo”, ridurre una persona alla sua diagnosi sono abitudini che alimentano stigma e distanza.

Comunicare in modo rispettoso non significa rinunciare alla cronaca, ma raccontarla con accuratezza, mettendo al centro la persona e non il suo disturbo. Dietro ogni diagnosi ci sono vite, relazioni, diritti e possibilità di cura.

Per questo condividiamo il Vademecum Informare sulla salute mentale, realizzato dall’Ordine dei Giornalisti, Rai per la Sostenibilità ESG e ASL Roma 2: uno strumento utile per chi comunica per professione, ma anche per ciascuno di noi. Le parole possono ferire, ma possono anche restituire dignità.

Le parole contano

Le parole che usiamo per raccontare la salute mentale costruiscono lo sguardo con cui la società la interpreta. Associare il disagio psichico alla violenza, usare termini come “raptus”, “folle” o “pazzo”, ridurre una persona alla sua diagnosi sono abitudini che alimentano stigma e distanza.

Comunicare in modo rispettoso non significa rinunciare alla cronaca, ma raccontarla con accuratezza, mettendo al centro la persona e non il suo disturbo. Dietro ogni diagnosi ci sono vite, relazioni, diritti e possibilità di cura.

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Tornando a noi

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Notizie gentili e informazioni utili nate nei quartieri, dai nostri progetti, da chi lavora ogni giorno con la gente per il bene comune.

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